archivio storico comunale


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Piazzale Re Astolfo, 1
c/o Palazzo Pio
41012 Carpi (Modena)
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Pio di Savoia (famiglia)

Cenni storici
La prima sede certa del casato dei Pio, le cui origini sono ancora da indagare, è da identificare con Modena, dove un loro componente è podestà fra il 1177 e il 1778 e la famiglia risulta essere una delle più influenti. Dopo questo illustre personaggio, chiamato Pio, la famiglia inizia probabilmente ad essere indicata con il suo nome: a Modena, nella lotta fra guelfi e ghibellini, i suoi discendenti si legano ai filoimperiali, ottenendo nel 1328 l’investitura del Vicariato di Modena e del territorio carpigiano, nelle persone dei cugini Guido e Manfredo Pio. Quest’ultimo poteva inoltre vantare a Carpi numerosi possedimenti,  pervenutigli dal matrimonio con Flandina Brocchi.
Nel 1331, la famiglia Pio lascia definitivamente Modena, avendo Manfredo ottenuto da Giovanni di Lussemburgo l’investitura di Carpi come feudo indivisibile. Il dominio dei Pio su Carpi – un dominio a tratti turbolento per la coabitazione forzata dei vari membri della famiglia - dura sino al 1525, quando l’ultimo signore di Carpi, Alberto III Pio perde tutti i beni, compresi quelli allodiali. Già a partire dal 1499, Alberto era stato costretto a convivere con gli Estensi, proprietari della metà di Carpi che il cugino Giberto aveva scambiato con il feudo di Sassuolo. Dopo la definitiva e totale assegnazione del territorio carpigiano agli Este, rimangono a Carpi tre rami della famiglia Pio, il più importante dei quali è quello “galassino”, originato da Galasso (morto nel 1465) i cui discendenti furono estromessi dai cugini Marco e Leonello dal governo di Carpi, con l'accusa di congiurare contro il duca Borso (1469).
La discendenza di Galasso continua ad abitare in cittàma ha rinunciato ad ogni pretesa sul feudo; di rado assume cariche nell'amministrazione e si mantiene appartata, pur essendo la nobiltà più titolata del luogo. I documenti relativi al ramo galassino costituiscono oggi l'Archivio Pio di Savoia conservato a Carpi, mentre le carte relative agli altri due rami principali, "albertino" e "gibertino", l'uno identificabile con quello dell'ultimo signore di Carpi e l'altro con quello di Giberto, signore di Sassuolo, riuniti a Ferrara nel 1863 dopo varie peregrinazioni, sono ora conservati presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano, dove costituiscono l'Archivio Falcò Pio di Savoia.
La documentazione rimasta a Carpi è pervenuta alla Commissione di Storia Patria nel 1899 per disposizione degli eredi.

Struttura
L'Archivio Pio di Savoia è oggi costituito da 129 buste. Il materiale, in massima parte, è quello relativo al ramo "galassino" e a quello secondario dei Delci (o D'Elci) Pio, oltre a quello attestante benefici e privilegi comuni a tutti i rami della famiglia, nella maggior parte in copia. Le buste numerate da 1 a 22 bis (in tutto 44) contengono documenti in ordine cronologico dal 1212 al 1796. Questi materiali corrispondono quasi totalmente ai documenti descritti in un repertorio antico, compilato nel 1872 da Argimiro Benatti e conservato in Archivio Storico. Le buste numerate da 23 a 75 costituiscono una seconda parte di archivio, nella quale si possono individuare diversi tentativi di ordinamento, fra cui uno per "persona" dalla 45 alla 47 bis e dalla 49 alla 55 bis (17 buste), probabilmente imputabile ad Alessandro Giuseppe Spinelli. Il restante materiale è ordinato per argomento o per materia.

Bibliografia
Cecil H. Clough, The Pio di Savoia Archives, in Studi offerti a Roberto Ridolfi a cura di B. Maracchi Biagiarelli e D.E. Rhodes, Olschki, Firenze 1973
Inventario dell'Archivio Falcò Pio di Savoia, a cura di Ugo Fiorina, Neri Pozza Editore, Vicenza 1980


Ultimo aggiornamento: 04/09/2023